Separarsi e divorziare costerà di più
pubblicato da michele c. - 11 Luglio 2011
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A breve una nuova tassa per chi vuole separarsi o divorziare.
Sulla strada che i coniugi in crisi percorrono, spesso a scossoni, verso il tribunale, lo stato ci mette anche il suo piccolo inciampo: per presentare la domanda di separazione si dovrà infatti versare una tassa di 37 o 85 euro, a seconda che la procedura sia consensuale o no.
Tra i commi del Decreto Legge della manovra all'interno del capitolo "Disposizioni per l'efficenza del sistema giudiziario e la celere definizione delle controversie", c'è una norma che cancella la precedente gratuità di questi procedimenti. Fino a mercoledi scorso, data di entrata in vigore del DL 98/2001, non si pagava nulla. E lo stesso vale per chi vuole definitivamente "chiudere" il matrimonio e diventare "libero! anche sulla carta di identità: sempre 37 € per i divorziandi concordi e 85 € per quelli che ancora litigano.
Ma il balzello più alto, tecnicamente il "contributo unificato", torna a colpire le famiglie in crisi anche dopo, se ad esempio si vogliono modificare le condizioni stabilite nel corso della separazione stessa, siano esse legate ai figli, all'assegno o alla casa familiare.
Secondo la relazione tecnica il "contributo unificato" dovrebbe comportare un gettito di circa 10 milioni e mezzo all'anno (circa un ottavo dei maggiori proventi derivanti dal complesso degli aumenti sulla tassa giustizia). Stime basate sui dati 2010, in cui si sono registrati oltre 66.000 divorzi e quasi 114.000 separazioni. Nel 70% dei casi la strada è stata quella consensuale.
Via: il Sole 24 Ore
Sulla strada che i coniugi in crisi percorrono, spesso a scossoni, verso il tribunale, lo stato ci mette anche il suo piccolo inciampo: per presentare la domanda di separazione si dovrà infatti versare una tassa di 37 o 85 euro, a seconda che la procedura sia consensuale o no.
Tra i commi del Decreto Legge della manovra all'interno del capitolo "Disposizioni per l'efficenza del sistema giudiziario e la celere definizione delle controversie", c'è una norma che cancella la precedente gratuità di questi procedimenti. Fino a mercoledi scorso, data di entrata in vigore del DL 98/2001, non si pagava nulla. E lo stesso vale per chi vuole definitivamente "chiudere" il matrimonio e diventare "libero! anche sulla carta di identità: sempre 37 € per i divorziandi concordi e 85 € per quelli che ancora litigano.
Ma il balzello più alto, tecnicamente il "contributo unificato", torna a colpire le famiglie in crisi anche dopo, se ad esempio si vogliono modificare le condizioni stabilite nel corso della separazione stessa, siano esse legate ai figli, all'assegno o alla casa familiare.
Secondo la relazione tecnica il "contributo unificato" dovrebbe comportare un gettito di circa 10 milioni e mezzo all'anno (circa un ottavo dei maggiori proventi derivanti dal complesso degli aumenti sulla tassa giustizia). Stime basate sui dati 2010, in cui si sono registrati oltre 66.000 divorzi e quasi 114.000 separazioni. Nel 70% dei casi la strada è stata quella consensuale.
Via: il Sole 24 Ore
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