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	<title>Investigazioni private &#8211; Axerta</title>
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	<title>Investigazioni private &#8211; Axerta</title>
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	<item>
		<title>Sì della Cassazione ai controlli investigativi: confermata la legittimità delle agenzie in caso di comportamenti illeciti</title>
		<link>https://www.axerta.it/si-della-cassazione-ai-controlli-investigativi-confermata-la-legittimita-delle-agenzie-in-caso-di-comportamenti-illeciti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tessariAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 09:24:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investigazioni private]]></category>
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					<description><![CDATA[CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE N. 30821 Cassazione: legittimo l’uso delle agenzie investigative per controlli sui dipendenti Non basta il sospetto: per tutelare patrimonio e reputazione aziendale, serve documentare in modo chiaro e conforme. Con la sentenza n. 30821 del 2025 la Cassazione ha confermato che i controlli affidati a un’agenzia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.axerta.it/wp-content/uploads/2025/11/30821.pdf" target="_blank" rel="noopener">CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE N. 30821</a></p>
<p><strong>Cassazione: legittimo l’uso delle agenzie investigative per controlli sui dipendenti</strong></p>
<p>Non basta il sospetto: per tutelare patrimonio e reputazione aziendale, serve documentare in modo chiaro e conforme.</p>
<p>Con la sentenza n. 30821 del 2025 la Cassazione ha confermato che i controlli affidati a un’agenzia investigativa sono pienamente legittimi quando non riguardano la verifica della prestazione lavorativa, ma comportamenti che possano risultare fraudolenti o dannosi per l’immagine e il patrimonio dell’azienda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL CASO</strong></p>
<p>La Corte di appello di Bari ha confermato il licenziamento per giusta causa disposto da un Consorzio pugliese, ritenendo fondata la contestazione secondo cui il dipendente, in tre diverse occasioni durante il turno di guardia, aveva fermato l’autovettura e sostato al suo interno o in un bar, mentre dai rapporti di servizio risultava che nello stesso intervallo orario si fosse recato in località differenti. L’agenzia investigativa ha confermato che non seguiva il percorso previsto, rimaneva fermo o inattivo e stazionava in luoghi non compatibili con il servizio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL RICORSO</strong></p>
<p>Il lavoratore ha impugnato il licenziamento sostenendo l’illegittimità delle investigazioni private, la mancanza di prove della sua responsabilità, l’errata valutazione dei fatti da parte dei giudici di merito e la natura ritorsiva del provvedimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA RISPOSTA DELLA CORTE</strong></p>
<p>La Cassazione ritiene che i controlli svolti tramite agenzia investigativa fossero pienamente legittimi, perché non mirati a verificare la prestazione lavorativa, ma condotte potenzialmente fraudolente e lesive dell’immagine e del patrimonio aziendale. Inoltre, sottolinea che tali verifiche erano state svolte in luoghi pubblici e che il giudizio sulle prove e sulla credibilità delle testimonianze compete ai giudici di merito e non può essere rivisto in Cassazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PRINCIPI RISPETTATI</strong></p>
<p>La sentenza ribadisce alcuni principi fondamentali in materia di privacy, investigazioni e controlli difensivi: il datore di lavoro può avvalersi di investigatori privati quando la finalità è quella di accertare comportamenti illeciti o fraudolenti del dipendente e non la modalità di svolgimento delle mansioni. In questi casi non si applicano i limiti dello Statuto dei Lavoratori sui controlli a distanza, perché l’indagine è orientata alla tutela del patrimonio e dell’immagine aziendale. Inoltre, è confermata la legittimità dell’utilizzo delle prove raccolte dagli investigatori, quando queste riguardano condotte realizzate in luoghi pubblici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PERCHÉ AFFIDARSI A INVESTIGATORI ESPERTI?</strong></p>
<p>Questa decisione conferma che, in ambito aziendale, l’attività investigativa richiede competenze elevate, conoscenza della normativa e la capacità di operare nel rispetto di proporzionalità, pertinenza e privacy. Affidarsi a professionisti significa garantire verifiche svolte nel pieno rispetto della legge, con metodologie corrette, documentazione utilizzabile in giudizio e gestione accurata di prove e procedure. La sentenza ribadisce inoltre l’importanza di avere investigatori che siano anche testimoni preparati, in grado di deporre con lucidità e precisione anche sotto stress.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Non poteva sollevare pesi in azienda… ma lo faceva come personal trainer. La Cassazione conferma il licenziamento.</title>
		<link>https://www.axerta.it/non-poteva-sollevare-pesi-in-azienda-ma-lo-faceva-come-personal-trainer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tessariAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2025 11:44:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investigazioni private]]></category>
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					<description><![CDATA[CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE N. 28367 La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 28367 del 27 ottobre 2025 ha ribadito che lo svolgimento di attività extra-lavorative in contrasto con le limitazioni mediche può legittimare il licenziamento per giusta causa. Nel caso esaminato, un dipendente dichiarato idoneo con restrizioni svolgeva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.axerta.it/wp-content/uploads/2025/11/1761735793249.pdf" target="_blank" rel="noopener">CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE N. 28367</a></p>
<p>La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 28367 del 27 ottobre 2025 ha ribadito che lo svolgimento di <b>attività extra-lavorative in contrasto con le limitazioni mediche </b><span style="font-weight: 400;">può legittimare il licenziamento per giusta causa. Nel caso esaminato, un dipendente dichiarato idoneo con restrizioni svolgeva attività da personal trainer con esercizi contrari alle prescrizioni sanitarie, violando così i principi di correttezza e fedeltà che vincolano il lavoratore anche al di fuori dell’orario di servizio. La Corte ha chiarito che, ai fini del licenziamento, non è necessario un danno effettivo per l’azienda: è sufficiente il rischio potenziale che la condotta generi conseguenze negative sul rapporto di lavoro.</span></p>
<p>Il caso conferma l’importanza di una corretta attività investigativa, condotta nel pieno rispetto della privacy e dei diritti del lavoratore. Solo indagini svolte da professionisti qualificati possono fornire prove lecite e documentate, utili a supportare decisioni delicate come un provvedimento disciplinare o un licenziamento. Affidarsi a investigatori esperti significa tutelare l’impresa, agendo in modo legittimo, trasparente e strategico di fronte a comportamenti che minano la fiducia nel rapporto di lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL CASO</strong></p>
<p>Un lavoratore, addetto di linea, era stato dichiarato idoneo dal medico aziendale con limitazioni: non poteva sollevare carichi oltre l’altezza delle spalle né superiori a 18 kg. Successivamente è stato contestato di svolgere, al di fuori del lavoro, attività fisica come “fitness personal trainer” iscritta alla FIPE, con allenamenti incompatibili con tali prescrizioni mediche. Parte di queste attività era documentata in video pubblicati sul suo profilo Instagram. La Cassazione ha confermato un principio chiave: l’attività extra lavorativa in contrasto con le limitazioni mediche può legittimare il licenziamento per giusta causa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL RICORSO</strong></p>
<p>Il lavoratore ha impugnato la decisione sostenendo che: la sentenza d’appello aveva utilizzato dati personali raccolti in modo illecito, in violazione della normativa sulla privacy e dei divieti di controllo previsti dallo Statuto dei Lavoratori; la Corte territoriale aveva erroneamente ritenuto tardiva l’eccezione di inutilizzabilità delle prove acquisite; l’attività sportiva praticata non aveva inciso in alcun modo sulle sue prestazioni lavorative e non poteva quindi giustificare il licenziamento; la condotta contestata avrebbe dovuto essere sanzionata in forma conservativa secondo il CCNL chimico-farmaceutico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA RISPOSTA DELLA CORTE</strong></p>
<p>La Cassazione ha rigettato il ricorso in ogni sua parte. Ha rilevato che la prova dei fatti proveniva dal comportamento processuale del lavoratore, che non aveva mai negato di aver svolto le attività contestate. Ha confermato che il lavoratore aveva posto in essere un’attività extra-lavorativa non episodica, potenzialmente idonea ad aggravare le proprie patologie, in violazione dei doveri di correttezza, fedeltà e buona fede. Tale condotta, valutata anche per la sua gravità soggettiva e oggettiva, giustificava la sanzione espulsiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PRINCIPI RISPETTATI</strong></p>
<p>La Corte ha ribadito alcuni principi generali:</p>
<ol>
<li>Le indagini aziendali possono essere utilizzate se finalizzate ad accertare comportamenti extra-lavorativi potenzialmente lesivi degli obblighi contrattuali.</li>
<li>L’obbligo di fedeltà e correttezza si estende anche alla sfera personale, quando le condotte possano compromettere la fiducia o la funzionalità del rapporto.</li>
<li>È sufficiente il rischio potenziale di pregiudizio per giustificare il licenziamento, anche senza un danno effettivo.</li>
<li>La prova è lecita se deriva da condotte pubbliche del lavoratore, purché sia raccolta e documentata da professionisti competenti.</li>
<li>L’utilizzo di immagini o dati pubblicati volontariamente dal lavoratore è conforme al GDPR e allo Statuto dei Lavoratori.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PERCHÉ AFFIDARSI A INVESTIGATORI ESPERTI</strong></p>
<p>Una corretta attività investigativa, condotta nel rispetto della normativa privacy e dei diritti del lavoratore, è fondamentale per tutelare l’azienda e supportare decisioni delicate come un licenziamento disciplinare. Affidarsi a investigatori esperti significa gestire in modo legittimo, documentato e strategico i casi di incompatibilità tra limitazioni mediche e condotte extra-lavorative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Licenziamenti nelle piccole imprese: ampliata la tutela del lavoratore</title>
		<link>https://www.axerta.it/licenziamenti-nelle-piccole-imprese-ampliata-la-tutela-del-lavoratore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tessariAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 08:36:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investigazioni private]]></category>
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					<description><![CDATA[CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 118/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE Con la sentenza n. 118/2025, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del tetto massimo di 6 mensilità previsto per l’indennizzo in caso di licenziamento illegittimo nelle piccole imprese (fino a 15 dipendenti per sede o 60 complessivi). Il giudice potrà ora riconoscere un risarcimento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?param_ecli=ECLI%3AIT%3ACOST%3A2025%3A118" target="_blank" rel="noopener">CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 118/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE</a></p>
<p>Con la sentenza n. 118/2025, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del tetto massimo di 6 mensilità previsto per l’indennizzo in caso di licenziamento illegittimo nelle piccole imprese (fino a 15 dipendenti per sede o 60 complessivi). Il giudice potrà ora riconoscere un risarcimento fino a 18 mensilità, sulla base delle circostanze concrete, anche per realtà aziendali non soggette all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.</p>
<p><strong>Cosa è cambiato?</strong><br />
La Corte ha ritenuto che il limite rigido delle 6 mensilità impedisca una valutazione personalizzata del danno, non consideri la gravità del licenziamento e non assicuri un’adeguata funzione dissuasiva, risultando così in contrasto con diversi articoli della Costituzione e l’art. 24 della Carta Sociale Europea. Ne consegue che il giudice assume un margine più ampio di discrezionalità, al fine di determinare un risarcimento congruo, proporzionato e realmente efficace.</p>
<p><strong>Il punto di vista di Axerta</strong><br />
In uno scenario in cui la discrezionalità del giudice si amplia, nel caso di sospetto di una condotta scorretta diventa essenziale per le imprese disporre di elementi oggettivi, documentabili e solidi a supporto delle decisioni di risoluzione del rapporto di lavoro. Le nostre attività di indagine difensiva, intelligence interna e investigazioni in ambito HR sono pensate proprio per supportare l’imprenditore nella prevenzione del contenzioso e nella gestione corretta e trasparente delle situazioni critiche. In un contesto normativo sempre più attento ai profili di legittimità, la prevenzione e la raccolta di prove documentali possono fare la differenza in giudizio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Accesso abusivo a sistemi informatici e violazione della corrispondenza: la parola alla Cassazione.</title>
		<link>https://www.axerta.it/accesso-abusivo-a-sistemi-informatici-e-violazione-della-corrispondenza-la-parola-alla-cassazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tessariAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2025 08:58:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investigazioni private]]></category>
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					<description><![CDATA[CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 23158/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE Con la sentenza numero 23158/2025, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sul tema dell’accesso abusivo ai sistemi informatici e sulla tutela della riservatezza della corrispondenza elettronica in ambito lavorativo. Nel caso esaminato, i giudici hanno confermato la condanna di un amministratore IT [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.axerta.it/wp-content/uploads/2025/07/23158_2025.pdf" target="_blank" rel="noopener">CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 23158/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE</a></p>
<p>Con la sentenza numero 23158/2025, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sul tema dell’accesso abusivo ai sistemi informatici e sulla tutela della riservatezza della corrispondenza elettronica in ambito lavorativo.</p>
<p>Nel caso esaminato, i giudici hanno confermato la condanna di un amministratore IT che ha monitorato in modo sistematico la posta elettronica di un collega designato per un incarico dirigenziale, sfruttando le proprie credenziali per accedere alle comunicazioni senza autorizzazione. Un intervento invasivo che ha comportato sia l’accesso abusivo sia la violazione della privacy, aggravato ulteriormente dalla modifica delle credenziali di accesso con l’intento di escludere il legittimo titolare della casella.</p>
<p>Le condotte contestate rivelano una serie di violazioni significative. L’elevato numero di email scaricate, superiore a millecinquecento, evidenzia un’azione estesa e indiscriminata. A ciò si aggiunge l’assenza di un’adeguata informativa preventiva rivolta ai lavoratori, che avrebbe potuto rendere trasparente l’eventuale attività ispettiva e garantire il necessario equilibrio tra la libertà d’impresa e la tutela della dignità individuale.</p>
<p>In un contesto sempre più digitale, la Suprema Corte ha ribadito che i controlli sui dipendenti sono ammissibili solo se improntati a criteri di proporzionalità, ragionevolezza e trasparenza. Ne deriva che eventuali verifiche devono essere mirate e giustificate da sospetti concreti, con riferimento a dati raccolti dopo l’emersione del sospetto stesso, escludendo ogni logica di sorveglianza preventiva o generalizzata.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il datore di lavoro può avvalersi di investigazioni private se sospetta comportamenti illeciti</title>
		<link>https://www.axerta.it/il-datore-di-lavoro-puo-avvalersi-di-investigazioni-private-se-sospetta-comportamenti-illeciti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tessariAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 10:48:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investigazioni private]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.axerta.it/?p=2101</guid>

					<description><![CDATA[CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 11985/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE Può un cassiere essere licenziato per aver omesso di registrare piccoli pagamenti? Sì, se le omissioni sono ripetute e deliberate. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11985 del 7 maggio 2025, confermando il licenziamento per giusta causa di un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.axerta.it/wp-content/uploads/2025/05/1747655643994.pdf" target="_blank" rel="noopener">CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 11985/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE</a></p>
<p>Può un cassiere essere licenziato per aver omesso di registrare piccoli pagamenti? Sì, se le omissioni sono ripetute e deliberate. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11985 del 7 maggio 2025, confermando il licenziamento per giusta causa di un dipendente che, pur incassando i pagamenti, ometteva di registrarli. A rendere possibile l’accertamento di queste irregolarità è stato l’intervento di un’agenzia investigativa privata incaricata dall’azienda, che ha raccolto prove decisive per ricostruire i comportamenti illeciti.</p>
<p>La Corte ha chiarito che non conta il valore economico delle singole mancanze: anche piccole somme, se non registrate ripetutamente, ledono irrimediabilmente il rapporto fiduciario. Non serve dimostrare un intento fraudolento o l’appropriazione indebita: è sufficiente la violazione degli obblighi di correttezza e lealtà, soprattutto nei ruoli che implicano la gestione diretta del denaro.</p>
<p>Importante anche il principio sull’uso di investigatori privati: lo strumento è legittimo, purché finalizzato a tutelare il patrimonio aziendale e il corretto funzionamento dell’attività. Nessun controllo invasivo, ma indagini mirate e proporzionate per accertare condotte gravi. In questo caso, determinanti per confermare la giusta causa del licenziamento.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Licenziamento per attività incompatibili con lo Stato di malattia: la parola alla Cassazione</title>
		<link>https://www.axerta.it/licenziamento-per-attivita-incompatibili-con-lo-stato-di-malattia-la-parola-alla-cassazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tessariAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 07:07:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investigazioni private]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.axerta.it/?p=2089</guid>

					<description><![CDATA[CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 11154/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE Con la sentenza n. 11154/2025, la Corte di Cassazione ha sottolineato che è passibile di licenziamento un dipendente che, durante un periodo di malattia, svolga attività ludiche in grado di compromettere o ritardare — anche solo potenzialmente — la guarigione. Nel caso esaminato, i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.axerta.it/wp-content/uploads/2025/05/11154.pdf" target="_blank" rel="noopener">CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 11154/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE</a></p>
<p>Con la sentenza n. 11154/2025, la Corte di Cassazione ha sottolineato che è passibile di licenziamento un dipendente che, durante un periodo di malattia, svolga attività ludiche in grado di compromettere o ritardare — anche solo potenzialmente — la guarigione.</p>
<p>Nel caso esaminato, i giudici hanno accertato che il lavoratore, nonostante un problema al braccio destro e le prescrizioni mediche che imponevano riposo e immobilizzazione dell’arto, era stato visto impegnato in diverse attività senza indossare il tutore. Tali comportamenti avrebbero potuto aggravare le sue condizioni di salute, annullando la possibilità di rientro in tempi brevi.</p>
<p>La Cassazione ha ribadito che, durante l’assenza per malattia, non esiste un divieto assoluto di svolgere altre attività. Tuttavia, il compimento di attività incompatibili con lo stato di salute può giustificare il licenziamento, se risulta sufficiente a far presumere l’inesistenza dell’infermità dichiarata o se comporta un rischio di pregiudizio o ritardo nella guarigione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Licenziamento legittimo per doppio lavoro: il ruolo delle agenzie investigative</title>
		<link>https://www.axerta.it/licenziamento-legittimo-per-doppio-lavoro-il-ruolo-delle-agenzie-investigative/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tessariAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2025 10:06:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investigazioni private]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.axerta.it/?p=2081</guid>

					<description><![CDATA[CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 9268/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE Con la sentenza n. 9268/2025 la Corte di Cassazione conferma che il controllo investigativo sui dipendenti sospettati di illeciti durante l’orario di lavoro è legittimo. Nel caso esaminato, un lavoratore è stato licenziato per giusta causa dopo che un’agenzia investigativa, incaricata dall’azienda, ha documentato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.axerta.it/wp-content/uploads/2025/04/9268.pdf" target="_blank" rel="noopener">CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 9268/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE</a></p>
<p>Con la sentenza n. 9268/2025 la Corte di Cassazione conferma che il controllo investigativo sui dipendenti sospettati di illeciti durante l’orario di lavoro è legittimo.<br />
Nel caso esaminato, un lavoratore è stato licenziato per giusta causa dopo che un’agenzia investigativa, incaricata dall’azienda, ha documentato che durante il servizio si dedicava ad attività personali in un bar.</p>
<p>La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso a investigatori privati è lecito quando vi siano fondati sospetti di comportamenti fraudolenti, diversi dal semplice inadempimento, e che tali controlli, se svolti nel rispetto della privacy, possono giustificare il licenziamento.</p>
<p>Un’importante conferma per le aziende: tutelare i propri interessi è possibile, affidandosi a professionisti qualificati e operando sempre nel rispetto delle regole.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Abusi dei permessi ex L. 104/92 nel caso di familiari ricoverati in strutture con assistenze continuative</title>
		<link>https://www.axerta.it/abusi-dei-permessi-ex-l-104-92-nel-caso-di-familiari-ricoverati-in-strutture-con-assistenze-continuative/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tessariAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2025 08:46:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investigazioni private]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.axerta.it/?p=1972</guid>

					<description><![CDATA[CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 5948/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE Affidarsi a professionisti qualificati per indagini aziendali e una raccolta prove che non presenti vizi di forma è fondamentale per prevenire e gestire abusi nell’utilizzo dei permessi ex L. 104/92. Due recenti sentenze hanno chiarito i limiti di utilizzo di questi permessi, confermando che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.axerta.it/wp-content/uploads/2025/03/5948.pdf" target="_blank" rel="noopener">CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 5948/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE</a></p>
<p>Affidarsi a professionisti qualificati per indagini aziendali e una raccolta prove che non presenti vizi di forma è fondamentale per prevenire e gestire abusi nell’utilizzo dei permessi ex L. 104/92. Due recenti sentenze hanno chiarito i limiti di utilizzo di questi permessi, confermando che non possono essere concessi se il familiare è ricoverato in una struttura con assistenza continuativa.</p>
<p>La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 5948/2025, ha stabilito che il lavoratore che si limita a una visita di mezz’ora presso una residenza per anziani con assistenza 24 ore su 24 non sta prestando un’effettiva assistenza e quindi abusa dei permessi.</p>
<p>Questa pronuncia conferma quanto già stabilito dal Tribunale di Udine, che, con l’ordinanza n. 172/2024, aveva chiarito che i permessi ex L. 104/92 sono concessi solo quando l’intervento del familiare è indispensabile, condizione che viene meno quando il disabile è ricoverato in una struttura che garantisce un’assistenza sanitaria continuativa.</p>
<p>Due sentenze che, a distanza di pochi mesi, dimostrano quanto sia essenziale per le aziende monitorare l’utilizzo dei permessi, garantendo il rispetto delle normative attraverso controlli mirati e supporto professionale qualificato.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo delle indagini aziendali nei casi di licenziamento</title>
		<link>https://www.axerta.it/licenziamento-legittimo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tessariAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 10:53:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investigazioni private]]></category>
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					<description><![CDATA[CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 3607/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE Licenziamento legittimo a seguito di indagine: la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi in modo netto sul tema delle indagini aziendali e della raccolta di prove. Con l&#8217;ordinanza n. 3607/2025, siamo di fronte al terzo caso confermato di licenziamento ritenuto legittimo a seguito di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.axerta.it/wp-content/uploads/2025/02/3607-2025.pdf" target="_blank" rel="noopener">CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 3607/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE</a></p>
<p><strong>Licenziamento legittimo</strong> a seguito di indagine: la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi in modo netto sul tema delle indagini aziendali e della raccolta di prove. Con l&#8217;ordinanza n. 3607/2025, siamo di fronte al terzo caso confermato di licenziamento ritenuto legittimo a seguito di un&#8217;attenta attività investigativa svolta in totale compliance normativa. Un precedente che, ancora una volta, sottolinea la necessità di raccogliere prove esenti da vizi di forma, rispettando i principi di correttezza e trasparenza.</p>
<p>La sentenza conferma la piena legittimità delle attività investigative aziendali, purché finalizzate a verificare comportamenti fraudolenti che possano danneggiare l&#8217;impresa. Infatti, i giudici hanno escluso la violazione della privacy, evidenziando che i controlli sono stati effettuati in luoghi pubblici e con lo scopo di accertare fatti rilevanti per l&#8217;organizzazione. Il principio ribadito è chiaro: il licenziamento è legittimo se il dipendente utilizza l&#8217;auto aziendale per motivi privati durante l&#8217;orario di lavoro.</p>
<p>Questa nuova conferma giurisprudenziale non solo rafforza il ruolo delle indagini aziendali, ma offre un ulteriore punto di riferimento per tutte le realtà imprenditoriali che vogliono tutelarsi in modo corretto e rigoroso.</p>
<p data-pm-slice="1 1 []">Nell&#8217;ambito delle relazioni lavorative, il licenziamento rappresenta uno dei momenti più delicati e potenzialmente conflittuali. Per garantire la legittimità del licenziamento, è fondamentale che l&#8217;azienda disponga di prove concrete e documentate delle motivazioni che hanno portato alla risoluzione del rapporto di lavoro. Le indagini aziendali rappresentano uno strumento essenziale per raccogliere tali prove, tutelando così l&#8217;azienda da eventuali contenziosi legali.</p>
<h4>Finalità delle indagini aziendali</h4>
<p>Le indagini aziendali hanno lo scopo di:</p>
<ol start="1" data-spread="false">
<li>Verificare comportamenti illeciti o non conformi da parte del dipendente.</li>
<li>Accertare la violazione delle regole aziendali, dei codici etici o delle procedure interne.</li>
<li>Raccogliere prove documentali e testimoniali utili a dimostrare la giusta causa o il giustificato motivo oggettivo o soggettivo del licenziamento.</li>
</ol>
<h4></h4>
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			</item>
		<item>
		<title>Cassazione: abuso del congedo parentale giustifica il licenziamento.</title>
		<link>https://www.axerta.it/cassazione-abuso-del-congedo-parentale-giustifica-il-licenziamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tessariAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 09:06:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investigazioni private]]></category>
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					<description><![CDATA[CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 2618/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE Ancora una volta, il supporto di un&#8217;indagine svolta con competenza e nel rispetto delle normative si è rivelato fondamentale per tutelare gli interessi aziendali e garantire equità nei confronti dei lavoratori onesti. La sentenza n. 2618 del 4 febbraio 2025 della Cassazione si è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.axerta.it/wp-content/uploads/2025/02/26182025.pdf" target="_blank" rel="noopener">CLICCA QUI PER CONSULTARE L&#8217;ORDINANZA n. 2618/2025 DELLA CORTE DI CASSAZIONE</a></p>
<p>Ancora una volta, il supporto di un&#8217;indagine svolta con competenza e nel rispetto delle normative si è rivelato fondamentale per tutelare gli interessi aziendali e garantire equità nei confronti dei lavoratori onesti.</p>
<p>La sentenza n. 2618 del 4 febbraio 2025 della Cassazione si è pronunciata sul licenziamento di un dipendente che, durante il congedo parentale, svolgeva un&#8217;attività lavorativa retribuita presso un autosalone.</p>
<p>La Corte ha chiarito che l’esercizio sistematico di un altro impiego durante il congedo parentale costituisce abuso del diritto, poiché distorce la finalità della misura. Sulla base delle prove raccolte da un&#8217;agenzia investigativa, è stata riconosciuta la legittimità del licenziamento.</p>
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			</item>
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