Assenteismo sul lavoro: le investigazioni aziendali come supporto nella contestazione disciplinare del licenziamento per giusta causa.

Dal 2017 al 2018 i casi in cui abbiamo affiancato le aziende nella lotta all’assenteismo sono aumentati del 25%. Sempre più imprese in Italia sono colpite dal fenomeno dell’assenteismo sul lavoro e ricorrono ad investigazioni aziendali.

Lo strumento investigativo agevola la raccolta di prove certe e inconfutabili, valide anche in giudizio, e permette di dimostrare in modo oggettivo l’assenza ingiustificata del lavoratore. L’assenteismo sul lavoro comporta, allora, la violazione dei doveri di fedeltà, buona fede e correttezza inerenti al rapporto di lavoro subordinato; violazione che può essere sanzionata con il ricorso al licenziamento per giusta causa.

In ambito lavorativo, il termine assenteismo è utilizzato per identificare il comportamento dei dipendenti che si assentano abitualmente, o comunque in modo frequente, dal posto di lavoro per un periodo di più giorni, per propria volontà e in modo ingiustificato.

La principale causa di assenza ingiustificata dal posto di lavoro è la malattia (vera o finta), ma l’assenteismo sul lavoro può anche essere dovuto al cattivo clima lavorativo, alla mancanza di comunicazione con i colleghi ed i superiori, o anche alla disaffezione dal lavoro. In alcuni casi, inoltre, il dipendente assenteista si reca a svolgere un altro lavoro, a volte in concorrenza con l’azienda per cui lavora.

Dipendente assenteista: cosa fare?

A fronte dell’assenteismo sul lavoro, il datore di lavoro può procedere al licenziamento per giusta causa (quindi senza preavviso) nel caso in cui la condotta sia ritenuta talmente grave da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro.

Il semplice fatto di essere stati assenti dal lavoro non comporta necessariamente il licenziamento per assenteismo.

Esistono, infatti, casi in cui il lavoratore potrebbe essersi assentato dal lavoro per malattia e aver inoltrato il certificato medico e la lettera giustificativa al suo superiore. D’altro canto, potrebbe aver usufruito di una finta malattia per andare a lavorare per un’altra azienda, rendendosi quindi reo di un comportamento talmente grave da legittimare il licenziamento per giusta causa; o aver optato per un “assenteismo tattico” (così identificato dalla Corte di Cassazione con la Sentenza n. 18678 del 4 settembre 2014), reiterando assenze, anche all’interno dello stesso mese, sempre agganciate ai giorni di riposo dal lavoro, rendendo di fatto la sua prestazione lavorativa inadeguata sotto il profilo produttivo e quindi pregiudizievole per la sua azienda.

Raccolta Prove Assenteismo dal Lavoro

Di fronte ad un’assenza prolungata da parte del lavoratore bisogna verificare se esiste o meno una giustificazione dell’assenza e valutare se l’assenteista ha tenuto una condotta talmente grave da costituire una giusta causa di licenziamento. Per effettuare questo tipo di controlli, l’orientamento della giurisprudenza è costante nel confermare la legittimità delle investigazioni aziendali. La legge prevede che l’onere della prova spetti al datore di lavoro. Non è sufficiente dimostrare che il dipendente è stato assente un determinato numero di giorni, ma bisogna dimostrare che le assenze sono state ingiustificate e che la condotta del lavoratore è stata tale da ledere il rapporto fiduciario con il datore. Solo così si potrà procedere al licenziamento per assenteismo dal lavoro.

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