Con la sentenza n. 21704 del 2023, la Cassazione è tornata a trattare il tema della responsabilità degli enti ex D. Lgs. 231/2001 inerente all’art. 589 co. 2 c.p.

Punto saliente della questione è l’idoneità del Modello 231.

Nello specifico, nel caso in esame la Corte di legittimità ha rifiutato il ricorso di un ente a causa del decesso di un dipendente sul luogo di lavoro a seguito del malfunzionamento dell’impianto aziendale.

Analizzando l’ipotesi accusatoria, vi erano diverse violazioni, tra cui: mancanza di misure di sicurezza adeguate nel luogo di lavoro, mancata conformità degli impianti (non rispettando la Direttiva Macchina del 2004), rischi per la salute dei dipendenti.

Dati gli avvenimenti accaduti, la Suprema Corte rigettò il ricorso sulla responsabilità da reato dell’ente ex D. Lgs. 231/2001. Inoltre, i giudici puntualizzarono la natura della responsabilità da reato degli enti e l’imputazione oggettiva rifacendosi alle Sez. Unite. N. 38343 del 24/04/2014 per un inquadramento dei reati colposi di eventi rispetto agli addebiti 231.

È importante precisare che il legislatore ha stabilito specifici criteri oggettivi di imputazione, ovvero l’interesse o il vantaggio (art. 5 D. Lgs. 231/2001), perché: l’interesse enuncia la proiezione finalistica del reato e il parametro di giudizio soggettivo volontaristico ed il vantaggio dell’assenza oggettiva riconducibile agli effetti dell’illecito.

Per quanto riguarda la responsabilità amministrativa, la Corte di Cassazione ha deciso che la colpa di organizzazione è un senso normativo basata sul rimprovero mosso dall’ente per non aver rispettato gli obblighi di misure preventive.

A maggior ragione, è bene precisare che i giudici di legittimità hanno stabilito che i criteri di imputazione della responsabilità sono riferiti non all’evento ma alla condotta di chi ha agito.

 

COMMENTO
a cura di Marilena Guglielmetti – Investigatore Criminologo

Tale pronuncia vuole sottolineare come la condotta sia il parametro imprescindibile su cui muove la responsabilità. Quindi agire colposamente in difetto della normativa espone a molto più di un rischio. La protezione aziendale passa attraverso una compliance adeguata e correttamente condivisa, mediante formazione e concreta applicazione in azienda.

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