MARCOPOLO ENVIRONMENTAL GROUP con questo nome nata nel 1989, ma il primo impianto risale al 1978, oggi è una realtà internazionale operante in campo ambientale, con un elevato numero di brevetti e di processi produttivi, per la valorizzazione industriale “sostenibile e attiva” degli scarti / sottoprodotti buoni e la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Le attività ambientali della Marcopolo Environmental Group sono molteplici e possono essere suddivise in:
- Produzione di biogas e biometano da discarica, agricolo e Forsu; energia elettrica da vento, sole e acqua.
- Bonifiche ambientali attraverso il trattamento delle acque, la messa in sicurezza delle discariche e la bioremediation di terreni inquinati.
Il core-business aziendale oggi è la produzione di biogas e Biometano ed Humus biologico (Paneco Ambiente) per ristrutturare/riqualificare i terreni agricoli destinati alle colture biologiche.

Alessia Bertolotto è la General Manager di Marcopolo Environmental Group, che ha sede a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), un’azienda nata famigliare, ma nel tempo proiettata verso un’importante attività ambientale molto diversificata, che comprende bonifiche, impianti di produzione biogas e produzione di Energia Verde, fondata dai suoi genitori Antonio Bertolotto e Noris Bodino e guidata da lei stessa, dal fratello Lorenzo ed dai rispettivi coniugi Domenico ed Alessandra.
Recente la pubblicazione del libro della General Manager intitolato “(Dis)fare impresa” di Santelli Editore.
Un viaggio nella sua azienda, una risposta incisiva e determinata alla crisi, che proviene da una Top Manager. Non vuole essere certamente una risposta assoluta, ma anche il mondo dell’imprenditoria al femminile esprime qualità e mezzi per gestire con successo casistiche di slealtà che trasversalmente può toccare ogni livello.
In alcuni ambiti che apparivano in passato di ambito prettamente maschile, oggi alcune figure femminili hanno esteso i loro “paradigmi” arrivando ad essere protagoniste. Come in Marcopolo.
Con Alessia si tocca con mano che la passione, la determinazione e anche la dolcezza, possa trasferirsi con successo nella sfera del lavoro e come, un tema che affligge molte realtà imprenditoriali attualmente, la concorrenza sleale non può che generale slealtà invece che lealtà.
La General Manager riferisce come si debba partire dal presupposto che il nostro ambiente non è in salute, pur tra i negazionisti, che sminuiscono, vedendolo come un’invenzione, un pretesto e/o scusa di chi con il mondo del green fa business.

In realtà, ci sono dati e fatti che parlano chiari, numeri che non mentono.
Il riscaldamento globale mette a rischio la vita di più di 4 milioni di persone ogni anno. Senza un taglio netto e immediato delle emissioni di gas serra l’aumento delle temperature provocherà un centinaio di milioni di morti entro la fine del secolo. Non significa essere catastrofici, ma semplicemente realistici: coste allagate dall’innalzamento delle acque, ondate di calore, siccità, incendi, valanghe, slavine, inondazioni, carestie, migrazioni, guerre. Si conosce bene cosa ci attende nel prossimo secolo a causa dei cambiamenti climatici, ma non sempre ci si immedesima nelle conseguenze concrete di una catastrofe, che spesso sembra ancora lontana.
Sono state proprio figure femminili ad attivare nella storia i primi recuperi energetici attraverso il risparmio delle risorse. Eccone gli esempi oramai caduti nel dimenticatoio: il rattoppo delle calze bucate, l’aggiustamento del pantalone, il riciclo da fratelli maggiori a fratelli minori degli indumenti, l’impiego delle pentole senza manici perché rotte o usate, il recupero degli scarti alimentari per allevare polli e conigli che poi portati con la cesta al mercato permettevano di comperare fili e bottoni per rammendare. Questo pezzo di storia ha significato che il primo recupero energetico è nato dal risparmio delle risorse attuato attraverso il buon uso dei beni di consumo; questa caratteristica è tipica del DNA femminile, va condivisa e diffusa, come una best practice nel fare impresa.
L’azienda Marcopolo mira a mitigare questo grande problema del risparmio delle risorse, lo fa da molti decenni, ma solo oggi si percepisce davvero che qualcosa sta cambiando nella mentalità delle persone e che quindi si sta creando autentica consapevolezza.
Occorre infatti mutare il paradigma mentale, comprendendo che esistono soluzioni tecnologicamente avanzate per trattare gli scarti ed i rifiuti e queste devono avere dal legislatore un canale preferenziale di tutela e prevenzione, perché la catastrofe può ancora essere evitata, ma occorre velocità e pragmatismo.
Gestione dei rifiuti, del biogas, dell’energia verde, del biometano, dei prodotti e tecnologie ecosostenibili con foreste e migrazione sono l’unica tendenza che si possa seguire per vivere in sinergia con il nostro ambiente green in modo trasparente, senza scorciatoie o inganni.
La slealtà non genera mai lealtà.
Cosa rappresenta nel Vostro ambiente la concorrenza sleale e come vi siete difesi negli anni?
La slealtà non genera mai lealtà. Questa frase riassume un principio che per me non è solo etico, ma profondamente imprenditoriale. La concorrenza sleale non è semplicemente un comportamento scorretto: è un modo di stare sul mercato che tende a distruggere invece di costruire, a indebolire anziché elevare. E soprattutto è una strategia che, alla lunga, si ritorce sempre contro chi la pratica.
Per me la concorrenza sleale assume molte forme. È sleale chi prova a ostacolare un progetto non con argomenti tecnici ma con pressioni esterne.
È sleale chi invece di competere con la qualità sceglie la strada della disinformazione. È sleale chi cerca scorciatoie burocratiche o relazionali per frenare la crescita altrui. È sleale chi tenta di appropriarsi delle idee degli altri senza averne né la visione né la responsabilità.
Nel nostro settore – quello ambientale, complesso, regolato, spesso poco compreso – queste dinamiche possono essere ancora più evidenti. Negli anni siamo stati bersaglio di tentativi di screditarci, di rallentare le autorizzazioni, di mettere in dubbio progetti innovativi solo perché si cercava di rompere schemi consolidati. Abbiamo affrontato pressioni commerciali indebite, ostilità mascherate da “normale competizione”, persino tentativi di minare la nostra reputazione con mezze verità o commenti manipolati ed abbiamo intentato ben tre cause per concorrenza sleale.
Ma se c’è una cosa che la nostra storia mi ha insegnato è che non puoi controllare il comportamento degli altri, puoi solo scegliere il tuo. E noi ci siamo difesi in tre modi molto semplici, ma potentissimi.
- La trasparenza come scudo. In ogni fase – dalle scelte industriali ai processi autorizzativi – abbiamo reso tutto documentabile, misurabile, verificabile. Chi è trasparente non teme nulla: la luce è la miglior difesa che esista. Un modello efficace ed efficiente di cui andare fieri.
- Il merito come arma silenziosa. In un mercato dove spesso si parla più di quanto si faccia, noi abbiamo scelto di far funzionare gli impianti, di innovare gli standard, di portare risultati concreti. Alla fine, la qualità è inconfutabile. Non ha bisogno di difendersi: parla da sola.
- La resilienza come postura. Non abbiamo mai risposto alla slealtà con altra slealtà. Abbiamo resistito, lavorato, ricostruito. Abbiamo scelto di rimanere coerenti, anche nei momenti in cui sarebbe stato più facile reagire con rabbia o scendere sul terreno altrui. La resilienza non è subire: è trasformare ogni colpo in un passo avanti, dimostrando con i fatti la verità.
In (DIS)FARE IMPRESA il messaggio è proprio la tenacia e la prevenzione senza filtri che sta dietro agli anni più difficili della storia di Marcopolo, la crisi, le battaglie silenziose, le ingiustizie subite, le prove a cui si è stati esposti come imprenditori e come famiglia. Ma emerge anche come quelle difficoltà abbiano reso tutti più solidi, più lucidi, più determinati. Si racconta la forza di non rispondere mai al male con altro male, ma con lavoro, visione e coraggio, soprattutto organizzazione aziendale e protezione.
Il libro è la testimonianza viva che, anche quando la concorrenza è sleale, si puoi scegliere di non esserlo. Attraverso collaboratori e consulenti seri, partner affidabili e trasparenti, sinergie di tutela e prevenzione. È la prova che la lealtà – verso sé stessi, verso il proprio lavoro, verso la propria missione – non solo sopravvive, ma alla fine vince. Perché la slealtà può rallentare, può ferire, può confondere. Ma la lealtà, quando è autentica, è l’unica cosa che costruisce davvero e di cui resta traccia nel tempo.
