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Perché la Cassazione ha reintegrato il lavoratore licenziato per l’abuso dei permessi 104?
La Cassazione è chiara: non basta indagare, serve farlo bene.
Quando le indagini non sono svolte con metodo, rispetto delle norme, il rischio è sempre lo stesso: le prove non reggono.
Con le novità 2026 sulla Legge 104, serve un approccio investigativo competente.
Il caso
Un lavoratore era stato licenziato per presunto utilizzo improprio dei permessi previsti dalla Legge 104, poiché durante alcune giornate di assenza era stato fotografato mentre svolgeva attività personali. L’azienda riteneva che non avesse prestato assistenza al familiare disabile per il quale aveva richiesto i permessi. Tuttavia, nel corso del giudizio non era stata depositata la relazione investigativa completa e non era stato dimostrato che il lavoratore non avesse fornito assistenza in orari diversi da quelli lavorativi. La Corte d’Appello, riformando la decisione di primo grado, aveva dichiarato illegittimo il licenziamento.
Nota critica
L’errore principale è stato commesso nella fase di raccolta e presentazione delle prove. L’azienda si è basata su un’attività investigativa incompleta, non documentata e limitata a poche ore della giornata, senza verificare se l’assistenza potesse essere avvenuta in altri momenti. In assenza di una prova piena e circostanziata dell’abuso dei permessi, l’accusa di comportamento fraudolento non ha retto in giudizio.
Principi violati
La sentenza ha ribadito che l’onere della prova dell’uso improprio dei permessi 104 grava interamente sul datore di lavoro. È stato inoltre chiarito che la legge non impone che l’assistenza al familiare avvenga necessariamente durante l’orario di lavoro, purché sia effettiva e coerente con le esigenze del disabile. Ne consegue che la mancata coincidenza temporale tra permesso e attività di assistenza non costituisce, di per sé, violazione disciplinare.
Conseguenza
Il ricorso dell’azienda è stato rigettato e il licenziamento annullato, con la conseguente reintegrazione del lavoratore e il riconoscimento delle retribuzioni maturate. La pronuncia riafferma un principio consolidato: in materia di permessi ex Legge 104, l’abuso deve essere provato in modo rigoroso e completo dal datore di lavoro, mentre eventuali attività personali non provano automaticamente l’assenza di assistenza.