
Maurizio Detalmo Mezzavilla
Presidente Axerta S.p.A., Già Vice Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri
Questa edizione de Il Punto è dedicata a una riflessione su uno dei fenomeni illeciti più antichi e insidiosi: la frode in commercio. Radicata nella storia dell’uomo, essa continua a manifestarsi in forme sempre nuove, adattandosi ai contesti economici e sociali, ad ogni latitudine.
Nel momento in cui il denaro è divenuto misura del valore delle merci e, in parte, delle persone, è stato quasi inevitabile che alcuni cercassero di aumentare i propri guadagni vendendo a prezzo pieno ciò che, in realtà, valeva meno.
Emblematica, in tal senso, è la celebre vicenda dell’orefice di Siracusa, incaricato di forgiare una corona d’oro per il re Gerone. L’uomo tentò di trarre profitto mescolando metalli meno nobili all’oro puro. Ma fu l’ingegno di Archimede, incaricato dal sovrano di verificare la genuinità dell’opera, a smascherare la frode grazie a un’intuizione scientifica sul peso specifico dei corpi. È in quell’episodio che nasce il famoso grido “Eureka!”.
Già in epoca romana, Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, descriveva i metodi usati per adulterare alimenti, spezie e droghe provenienti da terre lontane, indicando anche i modi per individuarli.
Nel vivace mondo arabo dell’VIII secolo, a tutela dell’integrità dei commerci, venne istituita l’hisbah: una sorta di polizia commerciale, sanitaria e morale. Il muhtasib, funzionario dell’hisbah, vigilava sui mercati accompagnato da un assistente dotato di un rudimentale laboratorio mobile. Verificava, con reagenti e strumenti, la genuinità dei prodotti e denunciava i trasgressori. Una figura, per certi versi, antesignana degli attuali NAS dei Carabinieri.
Oggi, in un mondo caratterizzato da filiere produttive globali sempre più complesse, la frode in commercio si manifesta come un sistema subdolo e pericoloso. Minando la fiducia tra imprese, consumatori e istituzioni, essa compromette reputazioni e relazioni, con conseguenze economiche e morali spesso irreparabili.
Nessun settore è immune. Le frodi commerciali assumono molteplici forme: etichettature ingannevoli, miscelazione fraudolenta di ingredienti, indicazioni false sull’origine, certificazioni contraffatte, vendite sotto mentite spoglie. Il comune denominatore è l’inganno, perpetrato per ottenere un indebito vantaggio economico a scapito dei consumatori e della concorrenza leale.
Dal punto di vista penale, l’art. 515 del Codice Penale tutela il rapporto fiduciario tra venditore e acquirente e sanziona pratiche commerciali scorrette che mettono in pericolo l’interesse collettivo. Anche a livello europeo, negli ultimi anni, sono stati adottati provvedimenti significativi per armonizzare le normative degli Stati membri: basti ricordare le norme sulla sicurezza generale dei prodotti (D.Lgs. 115/1995) e quelle sulla pubblicità ingannevole (D.Lgs. 74/1992 e 67/2000).
A livello nazionale, è stato predisposto un sistema articolato di controlli affidato ad autorità specializzate – NAS, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane – con l’obiettivo di garantire legalità, qualità e trasparenza nel mercato.
Ma l’azione repressiva, da sola, non basta. È necessario un cambio di paradigma: occorre affiancare alla repressione una solida cultura della prevenzione, incentrata sulla responsabilità d’impresa, sull’etica e sulla vigilanza lungo l’intera filiera produttiva e distributiva.
Un valido scudo contro la frode è rappresentato dalle corporate investigations che, se svolte con rigore e nel rispetto della legalità, consentono di individuare anomalie, mappare i rischi, verificare l’affidabilità dei fornitori e documentare comportamenti illeciti, prevenendo danni potenzialmente gravi.
Ogni impresa consapevole dovrebbe considerare la frode in commercio come un rischio sistemico, da trattare con la stessa attenzione riservata alla sicurezza informatica o alla compliance normativa. In tale prospettiva, è auspicabile che il rischio frode venga integrato nei modelli organizzativi 231, adottando specifiche procedure, controlli e attività formative volte a prevenire comportamenti illeciti o dolosamente tollerati.
La posta in gioco, del resto, è altissima: la frode non causa solo perdite economiche, ma ferisce profondamente ciò che per un’impresa è più prezioso di ogni bilancio – la fiducia dei clienti, dei partner e del mercato.